Gesù entra a Gerusalemme a cavallo di un’asina!



88DOMENICA DELLE PALME

LA SCELTA DELL’ASINA

Gesù, fece il suo ingresso a Gerusalemme, sede del potere della Palestina, acclamato come si faceva solo con i re però a cavalcioni di un’asina, in segno di umiltà. Era solito per i re essere dei  guerrieri,e cavalcare dei cavalli o carrozze. Gesu’ si presenta al popolo con semplicita’ poiche’ sa di essere il re dei re e non deve dimostrarlo ma dovra’ essere riconosciuto come tale da coloro che lo ameranno come figlio di Dio e Salvatore, ben piu’ alto è il suo Regno e doni infiniti per tutti, ma non di certo ricchezze terrene.

1 Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, mandò due dei suoi discepoli 2e disse loro: “Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. 3E se qualcuno vi dirà: “Perché fate questo?”, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito””. 4Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. 5Alcuni dei presenti dissero loro: “Perché slegate questo puledro?”. 6Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare. 7Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. 8Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. 9Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano:

Osanna!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
10Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide!
Osanna nel più alto dei cieli!“.

Vangelo secondo San Marco 11, 1-10. 
La Settimana Santa si apre con la Domenica delle Palme nella quale la Chiesa commemora l’ingresso di Gesù in Gerusalemme.
Durante la Quaresima ho avuto la grazia di leggere una delle ‘Esortazioni’ di San Francesco di Sales, vescovo e dottore della Chiesa, nella quale egli commenta l’ingresso del Signore nella Città Santa. Ne ho fatto un riassunto che pubblico, sicuro che ci aiuterà a entrare nella Settimana Santa con le migliori disposizioni di spirito. San Francesco di Sales, prega per noi.
Testo di riferimento: Esortazione per la domenica delle Palme 64 di San Francesco di Sales (20 marzo 1622) nn. 22-35.

Tre ragioni spingono Gesù a scegliere l’asina per il suo ingresso regale: l’asina è docile, sopporta, si lascia caricare.

La docilità: ‘l’asino è un animale realmente ottuso, lento e pigro; tuttavia, insieme possiede la grande qualità di essere docile. Non è superbo né vanitoso, non è come il cavallo, che è orgoglioso’ (n. 24) – il cavallo nella Sacra Scrittura indica l’uomo superbo e vanitoso. Il Signore che ama l’umiltà e predilige il cuore umile ha scelto per il giorno del suo trionfo l’animale più docile e basso che esista. Colui che ‘non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso’, colui che si è abbassato volontariamente nella morte di croce, nel giorno della sua gloria si è umiliato scegliendo un asino. ‘Con la sua dolcezza e la sua umiltà ha conquistato i nostri cuori, mentre, se fosse giunto con un apparato imponente, li avrebbe spaventati’ (n. 26).

La sopportazione: ‘questo animale, dato che è docile, è anche molto remissivo. Non si lamenta, non morde e non scalcia, ma sopporta tutto con grande pazienza’ (n. 27). Umiltà e pazienza sono strettamente congiunte, l’una non esiste senza l’altra: ‘colui che vuole essere umile deve essere paziente per sopportare i disprezzi, le riprovazioni e i rimproveri che gli umili patiscono; similmente, per essere paziente, deve essere umile perché non si potrebbero sopportare a lungo le fatiche e le avversità di questa vita senza avere l’umiltà’ (n. 27). Gesù esempio di sopportazione.

L’obbedienza: ‘si lascia caricare come e quanto si vuole, senza riluttanza e senza scuotere minimamente il carico che gli stato imposto; anzi, porta la soma caricata su di sé con una sottomissione e una docilità ammirevoli’ (n. 28).   ‘Facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce’ (Filippesi 2, 8).

Prima conclusione: ‘Per rendersi degni di portare Nostro Signore, occorre rivestirsi di queste tre qualità: di umiltà, di pazienza, di sottomissione; allora il Salvatore salirà sul nostro cuore e, come un divino scudiero, ci condurrà sotto la sua obbedienza’ (n. 28).

L’atteggiamento dei due apostoli che vanno a prendere l’asinello: non fanno domande, non avanzano obiezioni, si fidano di quello che Gesù dice loro: ‘mi sono molto simpatici perché si dimostrano estremamente semplici e perfettamente obbedienti’ (n. 30). Non così, invece, sono coloro che sono riluttanti a obbedire: ‘ci sono anime così complicate che trovano tante scuse, tante interpretazioni e mille obiezioni a tutte le obbedienze che vengono loro date; non conoscono la sottomissione, per cui vivono in perenne inquietudine (n. 30) e ancora: ‘è una dimostrazione che non si ama il comando il fatto di trovare molto da discutere su di esso’ (n. 30).

La finale: ‘Quell’asinello e quell’asina furono ricoperti dei mantelli degli apostoli; poi Nostro Signore vi salì sopra e in quell’abiezione e umiltà fece il suo ingresso trionfale in Gerusalemme, confondendo così il mondo, che capovolge tutti i principi del Vangelo e non vuole assaggiare l’umiltà e il disprezzo, e non smette di dire che i poveri e coloro che soffrono sono dei disgraziati. Quant’è fortunato quel tale, si dice. E perché? Perché ha il granaio zeppo di grano, la cantina piena di vino. Quant’è fortunata quella ragazza perché è ricca, ben vestita e coperta di gioielli! Che grandi sciocchezze! E, nondimeno, è questa sorta di persone che il mondo giudica fortunate (n. 34). Oggi, Nostro Signore capovolge tutto ciò con il suo ingresso in Gerusalemme, che non ha nulla in comune con i principi del mondo che quando vogliono fare il loro ingresso in città lo fanno con molto sfarzo, grande apparato e forti spese; egli al contrario non vuole altra cavalcatura che un’asina coperta dei dozzinali e poveri mantelli dei suoi apostoli. (…) Beate le anime che quaggiù si esercitano nell’umiltà perché saranno esaltate lassù nel Cielo. Per la loro pazienza, godranno di una pace e di una serenità perpetue; per la loro obbedienza, riceveranno una corona di gloria; insomma, otterranno un cumulo di benedizioni in questa vita e benediranno la Santissima Trinità eternamente nell’altra. Dio ce ne conceda la grazia. Amen. (n. 35).

 

 

Author: La Fede Cattolica

Share This Post On

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Shares
Share This