
Papa Francesco invia 100 mila euro ai poveri di Aleppo, alla “amata Siria” e fa continui appelli e moniti al dialogo e alla pace, Messa dedicata alla drammatica situazione della Siria che viene celebrata a conclusione degli Esercizi spirituali della Quaresima.
La Curia Romana, effettuerà tramite la Elemosineria Apostolica attraverso la Custodia di Terra Santa, la donazione. Lo ha reso noto la vicedirettrice della Sala Stampa vaticana Paloma Garcia Ovejero.
Nel corso degli Esercizi spirituali di Quaresima, padre Giulio Michelini, ha proposto la lettura del libro del parroco di Aleppo, padre Ibrahim Alsabagh, “Un istante prima dell’alba”, dove vengono raccontate i fatti di guerra e di speranza di pace dalla gente di Aleppo.
Il parroco di Aleppo, saputa della vicinanza espressa dal Papa e dalla Curia Romana ha sentito dal profondo la necessità di ringraziare e assicurare a Francesco la propria quotidiana preghiera per lui: «Lo sentiamo così vicino come se vivesse con noi la nostra vita quotidiana, portando la Croce insieme a noi ad Aleppo,il combattimento e i missili continuano a cadere in due zone della periferia della città (Aleppo, ndr). I cadaveri e i feriti continuano senza sosta ad arrivare quindi agli ospedali. L’elettricità non esiste da anni e questo ostacola ogni possibilità per riavviare la produttività della città… Non c’è lavoro quindi e la gente non ce la fa ad avere il pane quotidiano. Oltre a questo, non abbiamo acqua nella città da più di sessanta giorni. Così la gente corre ai pozzi e porta sulle spalle l’acqua. Oltre a questo, c’è sempre la corruzione che aumenta in quanto legata al caos e al disordine, e questo rende la situazione quasi impossibile per gli abitanti. La gente continua a essere dipendente dagli aiuti che noi francescani, in modo principale nella città, cerchiamo di distribuire a tutte le famiglie».
Il Vicario apostolico in Terra Santa di Aleppo dei latini, monsignor Georges Abou Khazen, intervistato al Sir ha voluto ringraziare il Papa e la Curia Romana: «Non ci sentiamo soli, non ci sentiamo abbandonati ma sappiamo di essere parte di una grande famiglia che è la Chiesa di Cristo. Questo ci dona coraggio e speranza e la forza di sopportare tante cose. Spero anche che questo gesto sia un messaggio alla diplomazia che possa trovare una soluzione giusta e pacifica a questa guerra che nessuno vuole».