Papa Francesco alla Curia: «Dalla crisi si rinasce, no ai conflitti»



Papa Francesco parla alla Curia Romana e fa gli auguri per il Santo Natale.

Il Papa alla Curia: «Dalla crisi si rinasce, no ai conflitti»

«Il Natale di Gesú di Nazaret è il mistero di una nascita che ci ricorda che “gli uomini, anche se devono morire, non sono nati per morire, ma per incominciare”, cosi’ osserva in maniera tanto incisiva e profonda  Hannah Arendt». Prendendo a prestito questa citazione della filosofa ebrea discepola di Heidegger, Papa Francesco inizia quest’anno il discorso alla Curia romana in occasione degli auguri natalizi in tempo di crisi dettata dalla pandemia.  Questo «il Natale della crisi sanitaria, economica sociale e persino ecclesiale che ha colpito ciecamente il mondo intero». Un flagello che continua ad essere «un banco di prova non indifferente»  nello stesso tempo,  il Papa «una grande occasione per convertirci e recuperare autenticità». Nel suo settimo appuntamento pre natalizio con i cardinali e superiori della Curia il suo intervento è incentrato perciò proprio sulla crisi della pandemia, e fa di qusto momento un’occasione di riflessione sul significato della crisi, che può aiutare tutti. Francesco quindi, parla delle diverse crisi soffermandosi su quella interna alla Chiesa e indica di guardarle alla luce del Vangelo esortando  a non confondere la crisi con il conflitto, perché la crisi generalmente ha un esito positivo, mentre il conflitto crea sempre un contrasto, una competizione, un antagonismo apparentemente senza soluzione fra soggetti divisi in amici da amare e nemici da combattere. Ognuno di noi – dice il Papa – qualunque posto occupi nella Chiesa, si domandi se vuole seguire Gesù con la docilità dei pastori o con l’auto-protezione di Erode, seguirlo nella crisi o difendersi da Lui nel conflitto.  Ci invita tutti quindi, a conservare una grande pace e serenità, nella piena consapevolezza,  siamo solo “servi inutili” (Lc 17,10), ai quali il Signore ha usato misericordia». Augura a tutti di  smettere di vivere in conflitto e tornare invece a sentirsi in cammino.

La storia della salvezza passa per le crisi

Il Papa ha voluto ricordare quando il 27 marzo scorso,Aarziali, che impoveriscono l’universalità della nostra missione». E quindi la Chiesa, «letta con le categorie di conflitto – destra e sinistra, progressisti e tradizionalisti – frammenta, polarizza, perverte e tradisce la sua vera natura». La Chiesa perciò non deve mai diventare un corpo in conflitto, con vincitori e vinti, perché «in questo modo diffonderà timore, diventerà più rigida, meno sinodale, e imporrà una logica uniforme e uniformante, così lontana dalla ricchezza e pluralità che lo Spirito ha donato alla sua Chiesa». In questo senso, spiega il Papa «tutte le resistenze che facciamo all’entrare in crisi lasciandoci condurre dallo Spirito nel tempo della prova ci condannano a rimanere soli e sterili. Difendendoci dalla crisi, noi ostacoliamo l’opera della Grazia di Dio che vuole manifestarsi in noi e attraverso di noi».

«Non siamo chiamati a cambiare il Corpo di Cristo»

Il Papa parla poi della crisi all’interno della Chiesa. «E se vogliamo davvero un aggiornamento – afferma – dobbiamo avere il coraggio di una disponibilità a tutto tondo; si deve smettere di pensare alla riforma della Chiesa come a un rattoppo di un vestito vecchio, o alla semplice stesura di una nuova Costituzione Apostolica». Ricorda che non si tratta di “rattoppare un abito”, perché la Chiesa non è un semplice “vestito” di Cristo, bensì è il suo corpo che abbraccia tutta la storia: «Noi non siamo chiamati a cambiare o riformare il Corpo di Cristo – «Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e per sempre!» (Eb 13,8) – ma siamo chiamati a rivestire con un vestito nuovo quel medesimo Corpo, affinché appaia chiaramente che la Grazia posseduta non viene da noi ma da Dio».

Che cosa fare durante la crisi?

«Innanzitutto, accettarla come un tempo di grazia – afferma il Papa – donatoci per capire la volontà di Dio su ciascuno di noi e per la Chiesa tutta». Occorre entrare nella logica evangelica apparentemente contraddittoria che «quando sono debole, è allora che sono forte». E poi pregare: «Fondamentale è non interrompere il dialogo con Dio…non dobbiamo stancarci di pregare sempre». Conclude infine che non c’è alcun’altra soluzione ai problemi che si stanno vivendo, se non quella di pregare di più e, nello stesso tempo, fare tutto quanto è possibile con più fiducia: «Non vi sia nessuno che ostacoli volontariamente l’opera che il Signore sta compiendo in questo momento, e chiediamo il dono dell’umiltà del servizio affinché Lui cresca e noi diminuiamo (cfr Gv 3,30)».

Author: La Fede Cattolica

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